Per anni gli italiani all’estero sono stati raccontati quasi esclusivamente attraverso i numeri dell’emigrazione o il successo di singole storie professionali. Oggi il tema si sta spostando su un altro piano: la possibilità di trasformare una presenza diffusa in una rete europea strutturata, capace di incidere sul piano economico, culturale e istituzionale.
È questo il messaggio emerso da “Nasce l’Europa degli Italiani”, l’iniziativa che si è svolta il 13 giugno a Francoforte e che ha riunito circa trecento delegati provenienti da oltre venti Paesi europei.
L’appuntamento, promosso da Massimo Romagnoli, imprenditore e presidente della V Commissione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero dedicata alla promozione del Sistema Italia e del Made in Italy, ha scelto come sede una delle città simbolo dell’economia continentale. Francoforte, infatti, rappresenta uno dei principali centri finanziari europei e ospita una delle comunità italiane più numerose e radicate della Germania.

L’idea alla base del progetto è semplice: considerare gli italiani residenti all’estero non come una categoria da rappresentare occasionalmente, ma come una componente stabile del sistema economico italiano.
“Gli italiani nel mondo sono una risorsa strategica per il Paese e possono diventare un ponte concreto tra l’Italia e i mercati internazionali“, ha dichiarato Romagnoli durante il suo intervento.
La riflessione parte da un dato ormai evidente. Negli ultimi anni il profilo dell’emigrazione italiana è profondamente cambiato. Alle storiche comunità si sono affiancati professionisti, imprenditori, manager, ricercatori, lavoratori specializzati e giovani che si muovono all’interno di un mercato europeo sempre più integrato. Molti di loro operano in settori strategici come industria, finanza, logistica, innovazione, consulenza, ricerca scientifica e commercio internazionale, creando quotidianamente connessioni tra sistemi economici differenti.
Proprio queste connessioni sono state al centro del confronto di Francoforte.
Tra i temi affrontati figurano il rafforzamento dei servizi consolari digitali, l’accesso ai fondi europei, la costruzione di reti professionali e imprenditoriali, la tutela previdenziale e la formazione delle nuove generazioni. L’obiettivo dichiarato è passare da una presenza frammentata a una struttura capace di favorire collaborazioni permanenti tra le diverse comunità italiane distribuite sul territorio europeo.

Il tema riguarda anche il Made in Italy, che sempre più spesso viene interpretato come un ecosistema di competenze e relazioni piuttosto che come una semplice somma di prodotti esportati. “Il Made in Italy è un patrimonio costruito da persone che operano ogni giorno nei diversi Paesi europei e che contribuiscono a rafforzare la credibilità internazionale dell’Italia”, ha spiegato Romagnoli.
Alla giornata hanno preso parte anche esponenti del mondo politico europeo e italiano, tra cui il presidente di Alternativa Popolare Paolo Alli e Tobias Hans, già Ministro-Presidente del Saarland ed esponente della CDU tedesca, che hanno sottolineato il ruolo delle comunità italiane all’interno del processo di integrazione europea. L’iniziativa non dovrebbe rimanere un appuntamento isolato. Il progetto prevede infatti la creazione di gruppi di lavoro permanenti dedicati ad alcuni temi specifici, con l’obiettivo di costruire un’agenda condivisa su questioni che riguardano milioni di cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali.
Il messaggio che arriva da Francoforte è che il fenomeno degli italiani all’estero sta entrando in una nuova fase. Dopo decenni in cui è stato osservato prevalentemente sotto il profilo sociale o culturale, oggi viene sempre più interpretato come un tema di competitività, relazioni internazionali e capacità di costruire reti economiche all’interno dello spazio europeo.
Una sfida che punta a trasformare una presenza già esistente in una piattaforma di connessioni stabile e organizzata, capace di rafforzare il ruolo dell’Italia oltre i propri confini nazionali.